Stampa
Data: 6 Aprile 2008, 3^ Domenica di Pasqua
Vangelo: Non era possibile che la morte lo tenesse in suo potere, (At 2,14a.22-33)
Cristo, agnello senza difetti e senza macchia, (1Pt 1,17-21)
In cammino verso Emmaus…, (Lc 20,19-31)
Riflessione a cura di: don Teresio Barbaro

Vangelo

Dagli Atti degli Apostoli

[Nel giorno di Pentecoste,] Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così: «Uomini d’Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nàzaret – uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso fece tra voi per opera sua, come voi sapete bene –, consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, voi, per mano di pagani, l’avete crocifisso e l’avete ucciso. Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere. Dice infatti Davide a suo riguardo: “Contemplavo sempre il Signore innanzi a me; egli sta alla mia destra, perché io non vacilli. Per questo si rallegrò il mio cuore ed esultò la mia lingua, e anche la mia carne riposerà nella speranza, perché tu non abbandonerai la mia vita negli inferi né permetterai che il tuo Santo subisca la corruzione. Mi hai fatto conoscere le vie della vita, mi colmerai di gioia con la tua presenza”. Fratelli, mi sia lecito dirvi francamente, riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto e il suo sepolcro è ancora oggi fra noi. Ma poiché era profeta e sapeva che Dio gli aveva giurato solennemente di far sedere sul suo trono un suo discendente, previde la risurrezione di Cristo e ne parlò: “questi non fu abbandonato negli inferi, né la sua carne subì la corruzione”. Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato dunque alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire».

Dalla Prima lettera di San Pietro Apostolo

Carissimi, se chiamate Padre colui che, senza fare preferenze, giudica ciascuno secondo le proprie opere, comportatevi con timore di Dio nel tempo in cui vivete quaggiù come stranieri.
Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia.
Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma negli ultimi tempi si è manifestato per voi; e voi per opera sua credete in Dio, che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, in modo che la vostra fede e la vostra speranza siano rivolte a Dio.
 
 
 
Dal Vangelo secondo Luca
 
Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due [dei discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.
Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Riflessione

Il Signore Gesù è riconosciuto mentre parlava: chiunque vuole comprendere ciò che ha ascoltato si affretti a mettere in pratica quello che è riuscito a capire (Gregorio Magno, Omelie sui Vangeli)

La strada e il cammino sono esperienza del discepolo, di colui che vuole “mettersi dietro” al Maestro, che vuole percorrere le sue strade, mettendo i propri passi sulle orme già tracciate ed evidenti nei solchi del terreno per condividere un viaggio che conduce ad una meta quale è la pienezza di vita.
Ma il viaggio, il cammino sono anche luoghi di smarrimento e di indecisione: quante volte ogni uomo si trova a dover continuamente decidere di fronte al bivio della storia che costruisce la sua singolare e irripetibile esistenza?
Passi speranzosi si muovono in avanti e avvicinano, ma anche passi delusi e tristi che si allontanano: è l’esperienza dei due discepoli che si lasciano alle spalle Gerusalemme dopo i fatti della Passione e della Croce di Gesù per dirigersi verso Emmaus, cittadina che dista “circa undici chilometri” dalla città santa.
 
La desolazione guida i passi dell’inquietudine e rende il volto triste: la Croce ha sconvolto il cuore e ormai non c’è tempo per attendere una qualsiasi novità.
Ma il Risorto non lascia nessuno solo: Gesù non permette che il sepolcro sia l’ultima parola né per Lui né per i suoi discepoli e così “in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo”. E’ necessario un cammino interiore che illumini di nuovo la mente: questa volta la preoccupazione di Gesù non è quella di far vedere i segni della Passione sul suo Corpo per accreditare la sua presenza, ma è l’intelligenza delle Scritture.
Il Cristo Risorto rimprovera i due amici “stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti” e li rincuora “cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui”.
 
Essi erano rimasti fermi ad un Gesù, Maestro ma forse non così saldi nella fede da crederlo il Figlio dell’Onnipotente, persino le loro parole sono eloquenti circa il loro viaggio ormai fermo e poco speranzoso per cui si trovano a dire allo straniero viandante con loro “ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso”.
E pur narrando l’annuncio della Risurrezione che le donne hanno portato agli Apostoli, questi due discepoli restano fermi a ciò che non hanno visto: infatti “alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto”.
Il Risorto comprende che il loro cammino di discepoli è ancora immaturo ma pronto ad essere liberato dalle catene che stringono i loro piedi e che precludono il viaggio, non solo: Egli spiega passo passo le Scritture e compie per loro, e solo per loro, il gesto del Pane spezzato nell’Ultima Cena e “quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro”. Ecco che “si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista”.
Ora sulla mensa c’è la nuova reale presenza del Cristo morto e risorto: il Pane!
 
La tristezza è abbandonata e “l’ardore nel petto” diviene motivo della ripresa del cammino per cui “partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme”.
Gesù Risorto invita ciascun discepolo a tornare sui luoghi della Passione e della Morte per comprendere la vitalità della Risurrezione.
Mistero grande restano i fatti e gli eventi di questi giorni di Pasqua, giorni di sofferenza, di silenzio, di assenza e di nuova e reale presenza del Figlio di Dio in mezzo agli uomini. Ed ecco i due discepoli: hanno condiviso con Gesù di Nazareth un cammino, e il Cristo Risorto li riporta non solo alla verità delle Scritture ma alla Chiesa radunata a Gerusalemme. L‘autenticità della fede non è data da un’esperienza esclusivamente personale, vera ma pur sempre personale, ma dalla Parola della Chiesa: per questo essi tornano nella Città della Pace “dove trovarono riuniti gli Undici”.
 
Anche Pietro nel suo discorso ribadisce che solo il sangue di Cristo ha liberato l’uomo da quella schiavitù che lo teneva intrappolato, frenando il suo cammino di sequela: “foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo”; sequela che non si ferma all’angoscia della Croce ma che si apre alla Gloria della Risurrezione, una Gloria resa visibile e manifesta; infatti dice l’Apostolo Pietro “negli ultimi tempi si è manifestato per voi; e voi per opera sua credete in Dio, che lo ha risuscitato dai morti”.
Credere in Gesù significa mettersi in cammino dietro di Lui e, credere che il Risorto sia il Crocifisso, significa sedere alla mensa e nutrirsi di un pane che resta nutrimento per la vita e che accompagna sui sentieri della vita eterna. Perché mangiamo l’Eucaristia?
Perché il Risorto nutre la fede, la speranza e la storia di ogni credente che si mette dietro di Lui e che in Lui vede raccontato l’amore del Padre.
 
Cleopa”, discepolo che ha un nome e un volto diventa il simbolo del credente che si lascia cercare per nome e che lascia entrare nella sua fragile storia il Risorto; e l’altro discepolo?
Perché non vedere in lui ciascuno di noi, bisognoso di essere svelato da una persona che, con la sua Grazia, illumina la nostra esistenza attraverso quella luce che non solo rischiara ma che addirittura scalda e dà vita, che rimotiva un cammino e appassiona il camminare?
Il viaggio diventa veramente esperienza di nuova creazione: così come i due discepoli tornano a Gerusalemme rinnovati da uno “straniero”, anche ciascuno di noi non può essere lo stesso dopo un incontro: cambiamo direzione perché rinnoviamo la nostra passione e il nostro entusiasmo. Troviamo la forza di tornare a ciò che avevamo abbandonato; rientriamo nella Chiesa con la vitalità di chi ha ripreso in mano la sua storia di discepolo; amiamo quelle sofferenze che sono emblema di una Chiesa che vive la vita fraterna.