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Data: 20 Aprile 2008, 5^ Domenica di Pasqua
Vangelo: Scelsero sette uomini pieni di Spirito Santo, (At 6,1-7)
Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale, (Pt1 2,4-9)
Io sono la via, la verità e la vita, (Gv 14,1-12)
Riflessione a cura di: don Teresio Barbaro

Vangelo

Dagli Atti degli Apostoli

In quei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell’assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove.
Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola».
Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un prosèlito di Antiòchia. Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani. E la parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Gerusalemme si moltiplicava grandemente; anche una grande moltitudine di sacerdoti aderiva alla fede.
 
Dalla Prima lettera di San Pietro Apostolo
 
Carissimi, avvicinandovi al Signore, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo.
Si legge infatti nella Scrittura: «Ecco, io pongo in Sion una pietra d’angolo, scelta, preziosa, e chi crede in essa non resterà deluso».
Onore dunque a voi che credete; ma per quelli che non credono la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata pietra d’angolo e sasso d’inciampo, pietra di scandalo.
Essi v’inciampano perché non obbediscono alla Parola. A questo erano destinati. Voi invece siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa.
 
Dal Vangelo secondo Giovanni 
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere.
Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».
Riflessione

Entriamo dunque per questa via, restiamo saldi nella verità, seguiamo la vita. La via è quella che conduce, la verità quella che dà saldezza, la vita quella che è data per suo mezzo.(Sant’Ambrogio,  “Il bene della morte”)

Quale può essere un bel desiderio dell’uomo, di ogni uomo, tra i tanti desideri che affiorano nella sua mente, se non quello di camminare su quelle strade della vita che rendano la sua esistenza sia piena e sia vera?

Immersi come siamo in un tempo nel quale imperano false verità e interessi meschini per cui ogni singola persona, e con lei un popolo o un’umanità intera, ci si trova a fare i conti con menzogne e ipocrisie che rendono la vita veramente invivibile.
E in questo contesto non ci scandalizzano i gesti estremi di giovani, adulti, anziani, uomini o donne che siano, che la fanno finita con se stessi o, peggio ancora, si arrogano il diritto di rendere la vita di altri più serena, togliendogliela.
I media sono ormai colmi di notizie di cronaca e l’umanità si sta abituando a colpevolizzare un tempo che non ha più memoria di valori e di verità che sono state trasmesse nei secoli “fino a qualche tempo fa”, se si sentono parlare i più anziani.
Cosa significa per l’uomo di oggi vivere una vita vera, buona e bella?
Gesù afferma “io sono la via, la verità e la vita”.
Le parole di Gesù sono risposta alla provocazione di Tommaso “Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?”.
 
Nel cuore degli Apostoli c’è la preoccupazione di sempre, preoccupazione di ogni discepolo: se il Maestro ci lascia, chi ci guiderà? E così diventa più forte la paura dello smarrimento che apre al turbamento, all’indecisione e all’incapacità di prendere una scelta perché ci si sente soli, non sorretti.
Ma la vita dell’uomo è vita di relazione e non vita di dipendenza: Gesù stesso rasserena i suoi dicendo loro “non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me.. vado prepararvi un posto” e, così dicendo, Egli non si allontana dai suoi, ma chiede loro di avere fede per poter leggere in modo più vero questo nuovo e differente rapporto di relazione e di vicinanza che si sta aprendo.
Egli si allontana da loro per entrare in comunione con il Padre, destino di tutti i credenti in Cristo: “Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me”.
Nella dipartita di Gesù vi sarà la promessa del Consolatore, qui non ancora annunciato, ma necessaria resta la fede richiesta da Gesù affinché ogni discepolo sia in grado di avere una forza vitale al punto da rendere presente l’opera di Dio stesso, per questo Gesù dice “chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste”.
Dunque Gesù è il Maestro che indica la via perché Egli è la Via, la strada sulla quale porre i propri passi per arrivare al Padre; Egli è la Verità affinché ciascuno si possa confrontare e immergere in una dimensione di amore per sé e per gli altri; e infine Egli è la Vita cioè la possibilità di diventare in Lui realmente uomini e donne di vita autentica.
 
Le parole di Addio di Gesù diventano il saluto che il Maestro mette nel cuore dei suoi discepoli: tra chi va e chi resta c’è comunque una distanza che deve diventare il luogo della testimonianza, luogo in cui si rende visibile quell’incontro previo che ha formato l’uomo e che ora si traduce in un impegno per il bene di tutti.
Ecco che la preoccupazione della prima comunità cristiana è proprio quella di interrogarsi su cosa fare circa il servizio alla Parola e il servizio ai fratelli “non è giusto che noi lasciamo da parte la Parola di Dio per servire alle mense” arrivando ad una saggia conclusione “cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico”.
 
Ecco giunto il tempo di testimoniare che il Maestro ha edificato la sua Chiesa fondandola sull’ascolto della Parola nell’amore ai fratelli: il riferimento alla prima non deve precludere il servizio della seconda e l’amore ai poveri deve essere l’attualizzazione dell’ascolto della Parola che salva.
Dichiarandosi Via, Verità e Vita Gesù invita ogni suo discepolo a formarsi all’ascolto e al servizio perché egli stesso non diventi inciampo e impedimento per altri e, così facendo, possa condurre la sua esistenza alla perdizione e alla condanna.
 
Essi v’inciampano perché non obbediscono alla Parola”: questa è la sorte di chi vuole condurre la sua esistenza nella totale autonomia da tutto ciò che lo circonda. Nessuno può vivere da solitario, poiché la solitudine non umanizza l’uomo anzi, lo induce sempre più in una involuzione che lo disumanizza.
Chi vuole essere eterno a se stesso rischia di entrare in rapporto con gli altri come colui che entra in conflitto con il mondo intero, anzi diventa egli stesso inciampo per gli altri e gli altri ostacolo al suo cammino.
Gesù diviene “pietra scartata” perché non realmente accettato come Figlio, eppure la testimonianza della sua storia in mezzo agli uomini ha reso ragionevole ogni momento della sua Passione, la Glorificazione nella Croce e la gioia della Risurrezione.
 
Dunque il Maestro di Nazareth, ora Cristo Risorto, si identifica con la Via, cioè con quella strada che porta alla piena realizzazione di sé; si definisce come la Verità, divenendo luogo nel quale vagliare ogni scelta personale e comunitaria; si rivela come Vita, cioè come testimonianza autentica di un’esistenza bella, buona e vera.
La vita di ogni credente in Cristo è chiamata ad essere vita bella, buona e vera, cioè vita pienamente umana e dignitosamente cristiana.
Gesù resta la via da percorrere per poter arrivare al Padre e, rispondendo a Filippo dirà proprio che “non si può conoscere il Padre se non si conosce il Figlio; non si può vedere il Padre se non si vede il Figlio” dove conoscere e vedere diventano i verbi della relazione e della comunione, fino all’appartenenza reciproca: il discepolo vive l’Amore di Dio e l’amore di Dio vivifica l’esistenza di ogni uomo che si lascia abitare da Lui.
 
Ma non tralasciamo la dimensione orizzontale, comunitaria o, per meglio dire, ecclesiale: ogni discepolo di Gesù, oggi come allora, non si può pensare come un “essere in solitudine”. Nessun discepolo può definirsi battitore libero di fronte all’impegno di costruire una relazione con Dio: chi entra in comunione con l’Eterno lo fa perché vive in una comunità e, portando se stesso a Dio, porta con sé tutta la comunità dei credenti in Cristo.
La preoccupazione più grande di Gesù resta quella che i suoi discepoli non si lascino prendere dalla paura e dallo scoraggiamento: lo smarrimento e l’ansia per il futuro nascono proprio perché Colui che è stato visibilmente presente ora non lo sarà più secondo i requisiti dell’umano, ma tutta la comunità deve sentirsi unita in quell’unica fede che Gesù stesso chiede loro prima di lasciare la scena terrena “abbiate fede…credete in me”.
 
Questo è l’orizzonte per ogni credente in Cristo: dare significato alla propria esistenza e dignità al proprio quotidiano significa vivere e cogliere nella fede la nuova presenza reale di Cristo nella Parola, nell’Eucaristia, nel servizio ai fratelli.
Nessun turbamento dunque, ma vita bella, buona e vera. Per sé e per gli altri!