L'Amore non stabilisce dei diritti
Pensare alla Trinità come comunione d’Amore non viene difficile a nessuno; per cui pensare ad un Dio che è amore nel suo "stare dentro di sé" e nel suo "uscire da sé" diventa modello esemplare di una esistenza umana che vive la sua storia nella verità di essere pienamente se stessa e se stessa per gli altri. Non esiste uomo al mondo che non abbia fatto o che non stia facendo esperienza dell’amore, esperienza che si traduce in quella infinita diversità di espressioni che regolano i rapporti più o meno interpersonali e che marcano quei solchi al di là dei quali non è prudente andare o, attraversando i quali, è possibile certamente inciampare. Ma nell’amore trinitario nemmeno questo succede: vi è un amore tra il Padre, il Figlio e lo Spirito segnato da un dinamismo continuo, benefico e rigenerante, che non è possibile pensare vi sia spazio per tutto ciò che l’amore umano incontrerebbe nel caso in cui non fosse amore pienamente autentico.
Infatti ogni uomo che fa esperienza d’amore spesse volte fa anche, nello stesso tempo, esperienza della gelosia, del sospetto, del tradimento e non necessariamente perchè il suo amore non è sincero, vero e autentico, ma forse perchè non è ancora completamente libero e liberante: non libera se stesso e non lascia libero l’amato! Amare quindi non significa possedere l’altro, ma volere il suo bene, volere che egli stia bene attraverso il dono dell’amore che riceve.
Tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo vi è una verità trasparente che fa invidia alla disonestà diabolica del male che si annida nei cuori degli uomini e segna le relazioni ferendole in maniera indelebile, lasciando solchi e ferite che nemmeno il tempo guarisce. Entrare nel mistero trinitario significa lasciarsi anche avvolgere da una parola che ci racconta la nostra povertà di uomini e di donne incapaci di costruire amore vero, ma nello stesso tempo desiderosi di farlo nella semplicità nela segno della speranza e dell’eterna fedeltà. Ecco rivelato il Dio unico nell’AT e raccontato da Gesù come Dio Trinitario nel NT: non tre divinità, ma un unico Dio, il medesimo narrato nelle vicende veterotestamentarie e che ora si fa conoscere nella sua verità di Dio-Comunione.
Mosè conosce Javhé nella sua rivelazione di misericordia sul Sinai nel momento in cui gli viene svelato il Nome divino e consegnate le tavole della Legge: Dio è "misericordioso e pietoso", carico di perdono e scende in mezzo agli uomini per stare con loro nonostante "la loro dura cervice e la loro colpa". Dio perdona attraverso le ferite che egli stesso riceve dal suo popolo eletto: e così sarà nel Figlio Gesù che dona la pace e il suo Spirito mostrando i segni della sua Passione e la Gloria della Croce. Così il dono del Padre e del Figlio diventa visibile, storia nella vita degli uomini, nel soffio dello Spirito che rigenera la vita: "ricevete il dono dello Spirito" per il perdono dei peccati.
Fin da subito si avverte un desiderio di Dio in Gesù: ricevere lo Spirito non solo per essere forti, coraggiosi testimoni, ma soprattutto per donare il perdono ricevuto, poiché se lo Spirito ha liberato, per rimanere libero, deve liberare altri. Ed ecco che "Dio ha mandato il figlio nel mondo perché il mondo sia salvato per mezzo di lui": il dono che Dio Padre fa del suo Figlio unigenito diviene icona dell’amore sconfinato, senza limiti, senza misure. San Paolo invita a tradurre questa vitalità dell’amore non nella buona educazione o nelle buone maniere ma scavando nell’essere dell’uomo: "siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda".
Per fare una vera esperienza d’amore è necessario sentire su di sé un amore autentico, libero e rigenerante: quale se non quello dell’amore trinitario?